Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Racconti. Mostra tutti i post

martedì 1 dicembre 2009

La strada di notte


Piccole gocce ornano la tela trasparente ripulita con cadenza da due braccia scure; ogni volta un quadro diverso di puntini misteriosi e chiari. Gli occhi di vetro guardano avanti e scoprono con il loro sguardo acceso la diversità del movimento. Forme strane che cambiano più ci si avvicina, giochi di ombre che sembrano inseguire la lamiera lavorata mentre corre sul manto posato: nero, grigio, liscio, ondeggiato: cambia forma nel seguire la terra che in passato ha dettato il percorso. Il cielo, in aperta campagna, ha un colore indefinito e copre tutto come un telo. L'unica luce, puntata come un faro lontano, alterna pienezza a forme tagliate.
Metro dopo metro scavo un tunnel nel buio. La linea bianca che mi accompagna per tutto il tragitto gioca con me, si burla di me e mi mostra con fierezza la traiettoria ideale da disegnare. Curva senza indecisione, si tira dritta per chilometri senza sbandare, saltella veloce mostrando la facilità del gesto. Delle volte si traveste di giallo ma non cambia il suo andare.
Poi di colpo la luce artificiale della città piomba e rende quasi inutili i fanali. La linea mi saluta e sa bene che mi ritroverà prima o poi.
Finisce il gioco, finisce la strada.

domenica 15 novembre 2009

Coffe and sigarettes

Il Cafè. Un via vai di persone, il rumore delle stoviglie, l'aroma del the e del caffè. Qualcuno ride di gusto per una battuta, altri si lamentano del conto, altri ancora sono silenziosi.
Seduto, sorseggio la mia bevanda calda. Accendo una sigaretta e filtro il mondo attraverso le lenti dei miei occhiali neri come la notte. Frequenza di luce diversa, movimenti sfumati, colori diversi. Scrivo nel mio quaderno quello che osservo, le persone che mi passeggiano davanti, come bevono il loro caffè, l'espressione del viso, il rumore della loro risata.
Seduto, accendo un'altra sigaretta. Passo le ore in silenzio e mi gusto lo spettacolo di forme che va in scena. Cambiano i recitanti, cambiano i rumori e gli odori, ma continuo sempre a riportare quello scorcio di vita sulle mie pagine bianche, ansiose di essere calcate. Il retrogusto dolce del caffè si posa sul bordo delle labbra: la lingua cerca sul palato l'amaro.
Seduto, a mio agio e inosservato mentre osservo.

Brain storming

Ho comprato una torcia, come quella di un esploratore. L'ho accesa e armato di pazienza mi sono infilato nel mio cervello. Non saprei proprio cosa potrei trovarci dentro e ho portato una pistola, del cibo, dell'acqua.
Ho iniziato a camminare sopra la corteccia cerebrale grigia come un abito da sera. Con la torcia illumino gli angoli più bui timoroso di poter vedere cose inimmaginabili. Non vedo più il punto da cui sono entrato e piano piano l'atmosfera diventa più scura, e mi sento come perso. Mi guardo intorno e cerco un punto conosciuto, magari qualche idea, pensiero o sogno già vissuto.Ho paura perchè non conosco affatto quel mondo così familiare ma distante. Un rumore sordo mi riempie le orecchie. Voltato di scatto vedo tutti i miei pensieri più brutti venirmi incontro con una furia cieca. Afferro la pistola e senza indecisione sparo tutte le cartucce che ho nel caricatore. I brutti pensieri, quelli negativi e neri, stramazzano per terra e piano piano perdono forza e vita. Tirato un sospiro di sollievo riprendo a camminare. Cosa potrei trovare ora? La torcia, fedelmente, illumina bene l'ambiente circostante. Con la coda dell'occhio noto dei piccoli pensieri positivi. Sono accucciati su un fianco e tossiscono con forza ora. Mi avvicino e percepisco il calore della loro febbre. Tremano e si dimenano dal dolore. Prendo velocemente la fiaschetta dell'acqua e usando le mano cerco disperatamente di dissetarli. Lentamente i pensieri positivi riacquistano forza. La febbre inizia a calare e l'acqua ora gli scorre nuovamente dentro. Felici si rialzano e riprendono a correre per tutto il cervello: vogliono riconquistarlo!.
Poco più in la i miei sogni. Hanno occhi scavati e sono stanchi. Mi guardano con aria triste. E' un bel pò di tempo che sono senza forze. Buttano giù le spalle, si piegano su se stessi e non riescono più a splendere. Mi chiedono perchè non riesco più a nutrirli, perchè gli ho abbandonati. Piango nel vederli così ridotti. Mi ricordo però di avere con me del cibo. Come per i pensieri positivi, porgo loro quel ben di dio. I sogni, affamati da troppo tempo, divorano tutto immediatamente. Nemmeno il tempo di finire il banchetto che già risplendono come un tempo.
Spengo la torcia poichè ormai il mio cervello ha ripreso luce. Ora vedo tutto, vedo le fessure più nascoste, le pareti più grandi, l'elettricità del pensiero che schizza ovunque.
I pensieri neri e cupi sono scomparsi nel trionfo lucente dei sogni: la loro luce illumina la strada dei pensieri positivi.
Ritrovo la via d'uscita e sornionamente immagino la festa che si scatenerà dentro quelle pareti.

giovedì 12 novembre 2009

Sul treno

Seduta davanti a me. L'aria annoiata, gli occhiali che quasi per caso rimangono sul naso. Avvolta nel cappotto in pelle che odora ancora di armadio dopo il letargo estivo e autunnale. Un tailleure color legno gessato, le scarpe lucide, alte sopra la caviglia. I fianchi hanno già accolto altre vite e sostengono la seduta con decisione. Una cartella da lavoro poggiata sulle ginocchia chiuse, dentro mille fogli, mille dati da lavoro costante. Due anelli semplici avvolgono l'anulare di entrambe le mani fini e curate. Queste, con fermezza, tengono strette una copia francesce del Piccolo Principe. Prende una caramella al lampone dalla borsa, guarda fuori con lo sguardo un pò stanco e spento.
Il treno si ferma, riconosce la sua fermata.
Buona serata.

venerdì 6 novembre 2009

La vecchietta

Chiusa nel suo cappotto e avvolta nella sua sciarpa. Si arrampica quasi sulla porta scorrevole nel tentativo di pigiare il bottone verde. Guarda con stupore il vetro che scivola via e si infila incerta in quel tubo nero. L’impatto con l’aria secca le fa storcere il naso, la luce fredda del neon vacillante cambia i suoi occhi. Si siede pazientemente nella seggiola, le mani sopra la borsa usurata dal tempo. Aspetta il suo turno ma l’occhio cade spesso sull’orologio dal cinturino di pelle e dal quadrante chiaro. Quando arriva il suo momento si dirige ciondolante verso il banchetto: -Buongiorno – esclama con una voce da racconti della buonanotte.
Sfila il suo borsello nero dalla borsa, estrae il carnet e ordinatamente compila l’assegno. Con imbarazzo trema per la malattia e si scusa della lentezza dei suoi gesti nell’attimo in cui tutto ciò che le gira intorno è frenetico. Mi guarda da sotto gli occhiali spessi inforcati per il momento e nei suoi occhi posso scorrere tutta la vita che ha vissuto.Attenta, guarda lo sfogliare delle banconote colorate, allunga la mano percorsa da mille autostrade di sangue ormai in vista come su una carta. Ringrazia sentitamente e con un filo di voce mi augura che tutto mi vada bene. Scompare dietro la porta e con il suo ritmo si avvia verso la strada sempre costante nella sua velocità.

mercoledì 4 novembre 2009

Energy writing

2/11/09 Cagliari - Fiumicino

Tutto traballa, sembra contorcersi. Pensi di essere a un passo da una voragine, senti il vuoto enorme che si crea e apre sotto i piedi. L'aria scorre veloce, le nubi si aprono, la luna guarda come tutte le sere lo stesso spettacolo di luci.
Stomaco vuoto, testa compressa, la mano scrive veloce su un pezzo di carta per fissare i pensieri. Il tratto indeciso, le righe storte e senza fine. Vorrei vivere questa sensazione in eterno. Nell'immenso del cielo ritrovo la purezza. L'aria chiara, gelida e secca condisce l'atmosfera. Non vedo chi mi circonda, non sento più i rumori. Chiuso nei miei occhi scrivo, ascolto il cuore e la mente. Mossa da un movimento che non mi appartiene, la testa si scuote e in questa danza senza ritmo preciso tutto ciò che ho dentro si scaraventa fuori.
Bello, brutto, profondo, leggero, pesante, sensato e senza senso, completo e mancante. Come un pescatore davanti alla rete ricca di vita, affondo le miei mani e con gioia osservo le mie idee farsi reali.
Duole la mano; i tendini sottili soffrono, hanno seguito fedeli la velocità del matto pensiero e ora sono stanchi. Si distendono e si riposano mentre chiudo il foglio colmo di inchiostro; riprendo coscienza, vedo i volti di chi mi siede vicino, sento il rumore del vuoto, l'odore di moquette verde.
Guardo fuori, la luce velata e distante riflessa sulla luna mi riempie di bianco. Sotto di me Roma.

martedì 3 novembre 2009

lunedi di merda

Arrivo ora in albergo a Torino dopo una giornata di merda. A lavoro di merda, notizie di merda dal lavoro, mi sento di merda!
Esco dall'ufficio e di corsa faccio i bagagli. Sbaglio nel chiudere la zip e straccio una maglietta. Cerco di chiudere la porta e non si chiude. Di corsa verso Elmas con un traffico boia. Il cellulare che non prende per 5 ore, la patente dimenticata, le sigarette finite.
Bevo un caffè e mi sporco. Parto per Roma e faccio un viaggio seduto tra 2 suore con un temporale e un viaggio da paura(io che non temo l'aereo). Arrivo a Fiumicino e scopro che su Torino c'è sciopero. Ritardo dell'aereo, partenza e arrivo a MALPENSA!! Aspetto il bagaglio e non arriva. Perso. Ma come si fa a perdere una valigia? Partenza in autobus per Torino, veniamo scaricati all'aereoporto, Ufficio lost and found chiuso.
Arrivo in hotel e la chiave elettronica non funziona.
Adesso dormo e speriamo che il martedì sia migliore.

Giornata di merda con un solo ma piacevole raggio di sole.
Notte

sabato 31 ottobre 2009

Gli occhiali

Avevo un paio di occhiali vecchi. Storti e sbilenchi, le lenti sporche e piene di segni. I naselli erano scomparsi da una vita, le stanghette ormai andavano per conto loro. Quante cose ho guardato con i miei occhiali. Un tempo strano, condito di eventi e storie, situazioni e persone. Loro erano la, mi hanno fatto da spalla, teneramente convinti di farmi vedere cosa avevo davanti. Un giorno sono caduti e nel rompersi sono rimasti per terra, a guardarmi senza occhi; Oddio, pensai, e ora come faccio. Come farò a guardare e osservare, leggere e vedere cosa succede davanti ai miei occhi. Impaurito li raccolsi, provai a unire i pezzi rotti ma ormai la loro vita era cessata. Mi disperai, così tanto che pensavo si riparassero da soli. Niente da fare, i pezzi ormai separati non davano cenno alcuno. Pensai a lungo, il cervello iniziò a contorcersi nella ricerca di una soluzione, ma non arrivava. Passai dei brutti giorni, ma non perdetti il mio spirito. La soluzione, semplice e banale, era a portata di mano. Presi coraggio, varcai la soglia di un negozio e acquistai un nuovo paio di occhiali. Che soddisfazione. Fiammanti e colorati, puliti e dritti e non storti e sporchi come i vecchi. Felice dell'acquisto li inforcai subito. Ma qualcosa non mi convinceva. Le cose che avevo davanti apparivano diverse. Provai a levarli e guardare se le lenti fossero sbagliate. No no, erano giuste. Tornai dal negoziante e gli chiesi se per caso la gradazione fosse esatta. Lui mi rassicurò e mi disse che erano gli occhiali giusti per me. Riprovai. Osservai con cura tutto quello che mi si parava davanti. Le cose, le persone, le situazioni e gli eventi. Non mi ero reso conto che tutto era diverso da come lo vedevo prima. Qualsiasi cosa appariva diversa, con nuove sensazioni. Felice provai a cercare di vedere se era reale oppure solo un'illusione. Mi avventurai per la città e vagando senza meta mi resi conto di quello che mi ero perso, della vera natura delle cose, vedere le persone con l'occhio giusto, gli eventi con l'inquadratura corretta. Tornai a casa e misi velocemente in un cassetto i vecchi occhiali. Basta, dissi, voi non servite più. Ora ho i miei nuovi occhiali e tutto è più chiaro, semplice.
Ora vedo bene, qualche volta ricordo i vecchi occhiali e mi meraviglio del perchè ci abbia messo tanto per mandarli in soffitta. La mia visione è cambiata, e guardo il mondo con sguardo diverso.

sabato 19 gennaio 2008

Una vita di traverso

Ho un poster nella mia stanza, proprio sopra il letto. Un gran polverone, rosso come la terra di Gallura, è il palcoscenico. Lui di traverso. Il bianco della macchina è ormai sporco, illuminato da un sole tenero di qualche primavera lontana ormai più di venti anni. Mio padre non sa darmi risposta, ma forse c'ero anche io a vederlo passare forte, sentire lo sfiato del motore e lo stridere fischiante dei differenziali. Sempre di traverso. Ora Henri non c'è più. La Corsica l'ha inghiottito per sempre in uno dei tanti dirupi dell'isola imperiale. Lui e Sergio. Una vita di traverso, una vita di corse e di rischi.
Sorridente e freddo come la razza finnica, amato dai latini come un loro figlio, non aveva paura di guidare quelle auto così veloci. Vedeva il mondo nel suo stile elegante, le corse come un piacere e non come il semplice rispetto di una firma posta su un contratto. Spinto dal solo desiderio di sfiorare gli alberi a velocità folli, sentire il cuore battere mentre osservi tutto dal finestrino.

Odio gli stereotipi e nello sport è una ricorrenza sgradevole. Toivonen è sempre stato paragonato ad Ayrton Senna. Giovani, vincenti, eroi e idoli. Condividono la stessa sorte, lo stesso successo e il dolce ricordo nelle menti degli sportivi. Henri in fin dei conti è l'immagine di un'epoca che non c'è più; un'aurea romantica ripresa nelle foto ormai sbiadite. Un personaggio unico, Henri, per una vita tutta di traverso.